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Uno studio avverte sui rischi per la biodiversità legati all’espansione petrolifera offshore in Brasile

La ricerca ha analizzato il Margine Equatoriale brasiliano e ha stimato rischi cumulativi di sversamenti per praterie marine, mangrovie, banchi di rodoliti, barriere coralline, reef mesofotici e monti sottomarini.

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Uno studio pubblicato su Conservation Letters avverte che l’espansione dell’esplorazione petrolifera offshore nel Margine Equatoriale del Brasile può aumentare rischi rilevanti per la conservazione marina. La ricerca ha analizzato una regione che comprende la costa amazzonica e combina alto valore ecologico, conoscenze scientifiche ancora incomplete e crescente pressione industriale.

Il lavoro, intitolato Projected Risks to Biodiversity Conservation Along Brazil’s Equatorial Margin Under Expanding Offshore Oil Development, è stato elaborato da Rafael A. Magris, Martinho Marta-Almeida e Carlos Alessandre Domingos Lentini. Il suo approccio integra modellazione oceanografica delle traiettorie di possibili sversamenti, distribuzione degli habitat e punteggi di vulnerabilità per stimare rischi cumulativi in diversi bacini sedimentari.

L’avvertimento non si concentra su un singolo punto di perforazione né su un evento isolato. Lo studio sostiene che la valutazione ambientale deve considerare la somma delle possibili esposizioni quando blocchi operativi, esplorativi e prospettici si espandono in un ampio sistema marino. Questa lettura cumulativa è fondamentale per ecosistemi collegati da correnti, pesca, rotte biologiche e dinamiche costiere.

Tra gli habitat potenzialmente colpiti vi sono praterie marine, mangrovie, banchi di rodoliti, barriere coralline, reef mesofotici ed ecosistemi di monti sottomarini. Gli autori identificano il Bacino Potiguar come quello che contribuisce maggiormente al rischio cumulativo per praterie marine, rodoliti, reef e monti sottomarini, mentre in Foz do Amazonas il rischio complessivo appare comparativamente più basso, anche se le attività pianificate aumentano l’esposizione prevista per i reef mesofotici.

La regione ha particolare importanza per la sua connessione con il pennacchio dell’Amazzonia, i sistemi corallini profondi, le mangrovie costiere e habitat che sostengono biodiversità, protezione costiera, sequestro del carbonio, pesca e mezzi di sussistenza locali. Lo studio ricorda inoltre lo sversamento avvenuto in Brasile tra il 2019 e il 2020, che ha interessato circa 2.900 chilometri di costa e ha mostrato come anche rilasci relativamente moderati possano generare impatti ecologici, sociali ed economici estesi.

La questione non ammette risposte semplici. Il Brasile affronta una tensione nota a molti Paesi emergenti: ampliare le risorse energetiche, sostenere entrate e infrastrutture e allo stesso tempo rispettare impegni climatici e di biodiversità. Per Fundación Argentina ASE, il punto critico non è negare automaticamente ogni attività produttiva, ma richiedere informazioni solide, autorizzazioni rigorose, monitoraggio permanente, preparazione alle emergenze e pianificazione spaziale marina prima di avanzare in aree sensibili.

Lo studio riconosce anche limiti di informazione e modellazione, rafforzando la necessità di ulteriori ricerche. Le simulazioni utilizzate rappresentano traiettorie di esposizione determinate da correnti e venti, ma non sostituiscono valutazioni specifiche degli sversamenti, condizioni di rilascio, processi chimici del petrolio né modelli tridimensionali a maggiore risoluzione. In condizioni di incertezza, la governance ambientale deve agire con prudenza e non trattare le lacune nei dati come assenza di rischio.

Tra le misure suggerite figurano il rafforzamento del monitoraggio ecologico, il miglioramento della preparazione agli sversamenti e l’ampliamento delle aree marine protette, soprattutto dove le priorità di conservazione coincidono con zone di rischio. Per l’agenda australe, sudamericana ed emergente, questo caso sottolinea una lezione strategica: lo sviluppo energetico richiede pianificazione ambientale anticipata, capacità statali e dialogo con le comunità costiere, perché la biodiversità marina è anche infrastruttura di vita, lavoro e resilienza territoriale.