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Il Perù ha spento sei incendi boschivi, ma almeno 135 ettari sono stati colpiti

Gli incendi segnalati ad Ayacucho, Cusco e Arequipa tra il 5 e il 9 agosto sono stati spenti senza danni riferiti alla popolazione. Il bilancio comprende copertura naturale e due ettari coltivati, mentre altri eventi restavano attivi o controllati a Cajamarca e Áncash.

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Sei incendi boschivi segnalati tra il 5 e il 9 agosto ad Ayacucho, Cusco e Arequipa sono stati spenti, ha riferito l'Istituto nazionale di difesa civile peruviano tramite il Centro nazionale per le emergenze. I focolai erano a Chiara, Sara Sara, San José de Ushua, Huayopata, Kimbiri e Cabanaconde. Non sono stati riportati danni alla vita o alla salute della popolazione, risultato importante che non cancella perdite ecologiche, produttive e del suolo da valutare dopo le fiamme.

Ad Ayacucho hanno partecipato personale comunale e residenti organizzati. Le valutazioni locali hanno registrato 115 ettari di copertura naturale distrutta. A Cusco sono intervenuti polizia, Difesa civile, sicurezza comunale, esercito, sanità e comunità secondo il distretto; sono bruciati 19 ettari di vegetazione e due coltivati. A Cabanaconde, Arequipa, il meteo ha infine soffocato il fuoco e il bilancio provvisorio era di un ettaro naturale mentre la valutazione proseguiva.

La somma iniziale è di almeno 135 ettari naturali, più due agricoli. È un minimo da rapporti preliminari, non un dato definitivo. L'area bruciata da sola non rivela la gravità: gli effetti cambiano tra pascolo, macchia, foresta nativa, zona umida o terreno degradato. Contano anche intensità, profondità della combustione nel suolo, stagione e presenza di specie, sorgenti, case o infrastrutture vicine.

La chiusura di sei eventi non significava la fine del rischio nazionale. Al comunicato, due incendi iniziati il 10 agosto restavano attivi a San Juan e San Pablo, Cajamarca. In Áncash un focolaio avanzava nella remota e inaccessibile Matacoto, mentre quello di Carhuaz era controllato ma non spento. Sono categorie operative: controllato indica propagazione contenuta; estinto richiede conferma che non restino punti caldi capaci di riaccendersi.

La risposta ha mobilitato capacità locali e nazionali, mostrando però la dipendenza da comuni, polizia, brigate e residenti. Servono formazione, protezioni, comunicazioni, acqua e protocolli che non espongano volontari senza sostegno. Accesso difficile, vento e bassa umidità possono superare rapidamente le forze a terra. Mappe del combustibile, satelliti, allerta precoce e accordi di supporto aereo o interregionale riducono il tempo fra rilevamento e primo attacco.

Dopo il fuoco comincia un'altra fase. Le autorità devono completare la valutazione, trovare le cause senza speculazioni, monitorare erosione e frane, proteggere l'acqua e decidere dove la rigenerazione naturale è preferibile. Ripristinare non è contare alberi: occorrono specie native adatte, controllo del pascolo e dei roghi ripetuti, monitoraggio per più stagioni e aiuto agli agricoltori. Pubblicare perimetri e dati comparabili consentirebbe di misurare ripresa e ricorrenza.

La prevenzione deve concentrarsi sulla stagione secca e sulle pratiche che causano inneschi, senza attribuire colpe prima delle indagini. Regole sulle bruciature agricole, permessi chiari, sanzioni per atti deliberati e alternative per i residui vegetali possono ridurre i focolai. Paesaggi a mosaico, fasce tagliafuoco curate ed ecosistemi sani rallentano la propagazione. Agosto sarà positivo se lo spegnimento diventa apprendimento: meno inneschi, brigate sicure, dati aperti e ripristino verificabile.