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El Niño batte record prima del picco atteso

L'indice giornaliero Niño 3.4 ha superato il massimo del 2015 e sfiorava +3,5°C a fine ottobre. Il segnale oceanico è eccezionale, ma non determina automaticamente il danno locale.

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L'El Niño iniziato in primavera nel Pacifico equatoriale è entrato in territorio strumentale inedito prima del picco di fine anno. “Super El Niño” è descrittivo, non categoria operativa universale, e l'anomalia marina non decide da sola ogni rischio.

L'OMM riferisce che Niño 3.4 mensile è salito da +2°C a +2,8°C tra luglio e settembre. La serie giornaliera ha toccato +3,11°C il 21 settembre, oltre +3,08°C del 2015, e circa +3,5°C a fine ottobre; l'acqua profonda era 11°C sopra norma.

I modelli proiettano un picco vicino a +4°C e NOAA assegna l'83% a un evento storico tra ottobre e dicembre. Ma nessun sistema stagionale è stato validato su questa scala e agosto reale era circa 0,3°C meno caldo delle previsioni.

Gli effetti divergono: siccità, incendi e fumo in Indonesia; 2,9 millimetri di pioggia in Guyana Francese a settembre; monsone indiano tra i più deboli in 25 anni; emergenza siccità in Bolivia e rischio piogge nell'ovest sudamericano.

Le teleconnessioni si indeboliscono lontano dal Pacifico. El Niño favorisce o riduce piogge, ma atmosfera, rilievo e calore oceanico modificano il segnale. Ogni alluvione, uragano o incendio richiede dati locali e attribuzione.

Il riscaldamento umano aggiunge un livello. Senza sottrarre la tendenza, l'episodio supera i picchi; corretto, è vicino ai record. Non c'è consenso che il clima amplifichi El Niño, benché emergano indizi.

Acqua, agricoltura, salute, energia, incendi e infrastrutture devono preparare più scenari fino al 2027. Pubblicare probabilità e incertezza evita sia di minimizzare l'evento sia di presentare ogni disastro come effetto inevitabile di un solo indice.