Forti piogge monsoniche hanno provocato una frana prima dell'alba del 12 agosto a Ghatkopar, sobborgo di Mumbai. Parte del versante è crollata su due o tre case in un insediamento densamente abitato. Le autorità hanno portato a sette i morti mentre proseguivano soccorsi e rimozione delle macerie.
Vigili del fuoco, polizia, addetti municipali e squadre della Forza nazionale di risposta ai disastri hanno partecipato all'operazione. I vicoli stretti hanno impedito l'accesso dei mezzi pesanti. I soccorritori hanno estratto almeno dieci persone e le hanno portate in un ospedale pubblico.
Sei vittime, fra cui due bambini e due adolescenti, sono state dichiarate morte all'arrivo. Un settimo corpo è stato recuperato più tardi. Quattro persone restavano ricoverate. Gli abitanti ritenevano che una persona non fosse stata localizzata, lasciando il bilancio aperto a fine giornata.
La sindaca Ritu Tawde ha visitato il luogo e annunciato compensazioni economiche alle famiglie. Agli aiuti immediati dovranno seguire verifiche di stabilità, sostegno a chi ha perso casa e condizioni sicure per il rientro. L'indennizzo affronta le perdite ma non elimina l'esposizione delle abitazioni al cedimento del pendio.
Il servizio meteorologico indiano prevede condizioni monsoniche più attive nell'ovest e le autorità chiedono allerta nelle aree esposte ad alluvioni e frane. Mumbai ha oltre 20 milioni di abitanti e riceve le piogge più forti tra giugno e settembre, con strade allagate, trasporti interrotti e pendii instabili.
Gli esperti indicano da tempo tre vulnerabilità: urbanizzazione rapida, costruzioni su versanti fragili e drenaggio insufficiente. Il cambiamento climatico aggiunge piogge più intense e imprevedibili, ma questo contesto generale non sostituisce un'indagine specifica sulle cause del crollo di Ghatkopar.
La priorità è trovare ogni disperso, stabilizzare il versante e assistere feriti e famiglie. Poi servirà documentare terreno, drenaggio, sicurezza delle case e accessi di emergenza. Prevenire altre morti richiede allerta ed evacuazione, ma anche opere, controllo dell'occupazione e alternative abitative che non spostino il rischio sui più vulnerabili.