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La Risoluzione di Kathmandu propone una conservazione asiatica più inclusiva

Quasi 500 partecipanti di 42 paesi hanno approvato al sesto congresso Conservation Asia un’agenda di cooperazione, leadership regionale, scienza aperta e diritti comunitari. Esprime consenso professionale, senza sostegno governativo o forza vincolante.

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La Risoluzione di Kathmandu 2026 chiede che l’Asia rafforzi la propria leadership nella conservazione con cooperazione pacifica, circolazione della conoscenza e protagonismo comunitario. È stata approvata al sesto congresso Conservation Asia, in Nepal nella prima settimana di giugno. È una dichiarazione collettiva, non un trattato tra Stati o una politica vincolante.

Hanno partecipato quasi 500 persone legate a 42 paesi. Secondo il commento di Sayan Banerjee, 390 rappresentavano il Sud globale, 357 erano a inizio carriera con età mediana sotto 45 anni, 151 studenti e 38 membri auto-identificati di popoli indigeni o comunità locali. Il 43% si identificava come donna o minoranza di genere.

Il programma offriva oltre 300 ore: 11 plenarie, 300 interventi in 24 sessioni e 19 simposi, 59 poster e 12 laboratori. Ha trattato specie minacciate e dimensioni umane come coesistenza, custodia comunitaria, ecologia politica ed educazione. I partecipanti chiedevano più spazio per mari, piccole specie, scienze sociali e discipline umanistiche.

L’equità d’accesso è stata una sfida. Gli studenti giudicavano alta l’iscrizione di 229 dollari per membri di paesi a basso e medio reddito. Quasi 160 persone, oltre il 30% dei presenti, hanno ricevuto rimborso, esenzione o sconto. Un pacchetto inclusivo ha destinato sponsor a circa 50 giovani, studenti e partecipanti indigeni.

La risoluzione chiede collaborazione transasiatica, libera circolazione di competenze e risorse per la leadership. Propone capitoli nazionali come comunità di pratica e centri regionali e contesta sistemi estrattivi che trattano la natura come capitale. Reclama inoltre leadership per studenti, donne, minoranze di genere e popoli indigeni.

Un altro asse è passare dalla tutela verticale a una conservazione comunitaria basata su diritti, custodia e autodeterminazione. Il testo collega biodiversità, benessere, mezzi di vita e politiche di paesaggio per la coesistenza. Promuove ricerca aperta, etica e collaborativa e monitoraggio socioecologico per infrastrutture e sviluppo fondati sui dati.

I governi non hanno partecipato alla stesura e il commento ammette che il testo può avanzare o restare sulla carta. Il valore immediato è ordinare priorità e reti; la prova sarà mobilitare risorse, aprire decisioni e tradurre principi in progetti misurabili. È una tabella di marcia del settore, non un risultato già raggiunto.