Il Ministero dell'Ambiente dell'Uruguay ha riunito nella città di confine di Chuy donne afrodiscendenti di quattro dipartimenti per incorporarne le esperienze nell'attuazione del Piano d'azione su genere e cambiamento climatico 2026–2030. Il laboratorio si è svolto il 24 luglio al Polo Educativo Tecnologico con partecipanti di Rocha, Treinta y Tres, Lavalleja e Maldonado.
La giornata si intitolava “Donne afrodiscendenti: dati meteorologici, cambiamento climatico e genere”. L'obiettivo era riconoscere come le partecipanti vivono gli eventi climatici nella quotidianità, quali risposte sviluppano nelle comunità e come tali pratiche possano dialogare con le informazioni meteorologiche disponibili.
L'incontro è il primo di un ciclo di tre nei dipartimenti di frontiera. Partecipano il Ministero dell'Ambiente, l'Istituto nazionale delle donne, il Sistema nazionale di risposta al cambiamento climatico, il Ministero dell'Istruzione e Cultura, l'Istituto uruguaiano di meteorologia, la Direzione nazionale delle emergenze e l'UNDP.
La strategia affronta una lacuna concreta: gli impatti climatici non si distribuiscono in modo uniforme. Disuguaglianze di reddito, casa, mobilità, accesso alle risorse, lavoro di cura e spazi decisionali possono aumentare l'esposizione e ridurre la ripresa, mentre le conoscenze costruite dalle comunità restano spesso fuori dalle analisi tecniche.
I processi partecipativi precedenti al piano avevano già rilevato maggiore lavoro non retribuito, perdite economiche e danni alla salute fisica e mentale durante gli eventi estremi. La prospettiva etnico-razziale evita di trattare “le donne” come un gruppo omogeneo e riconosce barriere specifiche nei territori rurali, costieri e di confine.
Collegare esperienza locale e meteorologia può rendere più utili allerte, mappe di rischio e protocolli d'emergenza, ma un laboratorio non garantisce il risultato. L'efficacia dipenderà dalla trasformazione delle osservazioni in azioni finanziate, responsabilità e indicatori verificabili nel 2026–2030, e dal riscontro dato alle partecipanti sull'uso dei contributi.
I due incontri successivi dovranno ampliare le evidenze territoriali e sostenere il coordinamento istituzionale. La sfida duratura sarà mantenere canali di partecipazione, produrre informazione climatica accessibile e misurare la riduzione delle disuguaglianze; l'inclusione diventa sostanziale quando cambia chi definisce il rischio, come circolano i dati e chi riceve prima la protezione.