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Il Suriname notifica sgomberi per insediamenti e disboscamento illegale nella foresta amazzonica

Il governo di Jennifer Geerlings-Simons ha formato un gruppo interministeriale e ordinato formalmente a occupanti mennoniti di lasciare aree interne dove è stato rilevato disboscamento senza autorizzazione. La misura avvia un procedimento amministrativo e migratorio; gli sgomberi non risultano già conclusi.

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Il governo del Suriname ha irrigidito la risposta agli insediamenti agricoli e al disboscamento non autorizzato nell'interno amazzonico. La presidente Jennifer Geerlings-Simons ha riferito che persone legate a comunità mennonite hanno ricevuto notifiche giudiziarie per lasciare le aree occupate. Gli atti avviano formalmente un procedimento; l'adempimento e qualsiasi sgombero forzato richiedono ulteriori passaggi.

L'amministrazione ha creato un gruppo di lavoro sostenuto da tre ministeri per coordinare terra, immigrazione, sicurezza e protezione forestale. La varietà di competenze riflette la complessità del caso: le autorità verificano sia la legalità dell'occupazione e del taglio sia la posizione migratoria degli adulti stranieri e delle loro famiglie. La presidenza ha citato anche bambini con cittadinanza surinamese i cui genitori sarebbero irregolari.

Il principio annunciato è impedire all'agricoltura di avanzare nella foresta tropicale interna. Geerlings-Simons ha dichiarato che i progetti agricoli stranieri devono collocarsi nella pianura costiera, senza distruggere foresta primaria. Il governo ha inoltre iniziato a revocare decisioni della precedente amministrazione che avevano trasferito vaste superfici forestali al ministero dell'Agricoltura per potenziali sviluppi su larga scala.

La controversia ha precedenti. Nel 2024 il Suriname cancellò un piano pilota che poteva assegnare circa 30.000 ettari a 50 famiglie mennonite dopo obiezioni ambientali e procedurali. Nel 2026 l'allarme è riemerso per visite di produttori mennoniti dal Belize e famiglie assunte da imprese locali per coltivare mais e soia. L'azione attuale colpisce occupazioni e tagli ritenuti illegali, non un divieto generale fondato sulla religione o sull'origine.

La dimensione ambientale spiega la reazione. Circa il 93% del Suriname conserva copertura forestale e il paese rivendica lo status di alta forestazione e bassa deforestazione. L'agricoltura meccanizzata nella foresta primaria può frammentare habitat, aumentare rischi di incendi e agrochimici e indebolire entrate da crediti di carbonio. Le minacce si aggiungerebbero alla pressione dell'estrazione aurifera e del taglio illegale.

La governance territoriale riguarda anche popoli indigeni e comunità maroon, i cui diritti collettivi sulle terre tradizionali non sono ancora pienamente riconosciuti all'interno nonostante sentenze internazionali. Ogni recupero o riassegnazione deve distinguere proprietà, concessioni e occupazione e garantire informazione, consultazione e giusto procedimento. Fermare il disboscamento illegale è compatibile con tali diritti solo se l'esecuzione non crea nuovi arbitri.

I prossimi passaggi saranno verificare chi rispetta le notifiche, quanta foresta è stata eliminata, quali permessi mancavano e quali sanzioni o ripristini saranno richiesti. Dovrà essere chiarito anche il destino di contratti e trasferimenti ereditati. Per ora esistono una decisione politica e una procedura in corso, ma nessun bilancio pubblico finale di sgomberi conclusi, foresta recuperata o responsabilità accertate.

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