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Il fumo degli incendi porta l’aria del Kalimantan a livelli pericolosi

Palangkaraya ha registrato un indice di 780 e Pontianak di 593 nelle rilevazioni puntuali IQAir del 31 agosto. Oltre cinque milioni di persone erano esposte al fumo tra Borneo e Sumatra, mentre l’Indonesia rafforza spegnimento, acqua e ripristino con sostegno giapponese.

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Il fumo degli incendi forestali e di vegetazione ha portato l’inquinamento a livelli pericolosi in parti del Kalimantan centrale e occidentale, nel Borneo indonesiano. IQAir indicava 780 a Palangkaraya a mezzogiorno del 31 agosto e 593 a Pontianak. Sono rilevazioni puntuali, non medie giornaliere né misure uniformi delle province, ma entrambe superano largamente la soglia pericolosa di 300.

L’emergenza ha una dimensione sanitaria regionale. Il viceministro della Salute Dante Saksono Harbuwono ha dichiarato che oltre cinque milioni di persone tra Borneo e Sumatra erano esposte al fumo di decine di roghi. Circa 13.500 sono state curate per infezioni respiratorie in luglio e agosto. È un totale cumulativo di visite e non attribuisce ogni caso a un singolo incendio.

Nelle crisi gravi, le particelle fini penetrano nei polmoni e aggravano asma, malattie cardiache e respiratorie. Bambini, anziani, gestanti e lavoratori all’aperto sono più vulnerabili. Occorre limitare l’esposizione, seguire gli avvisi, proteggere l’aria interna e usare respiratori adeguati quando lo consigliano le autorità sanitarie.

L’Indonesia ha mobilitato forze militari e agenzie civili per spegnere i fuochi e riabilitare aree bruciate nel Kalimantan orientale e settentrionale. Il comando VI/Mulawarman ha annunciato piantagioni graduali su terreni degradati e rive, insieme al miglioramento delle fonti idriche. I pozzi forniranno acqua pulita e sostegno alla prevenzione e allo spegnimento.

Emergenza e ripristino ecologico vanno distinti. Spegnere i fronti, proteggere gli abitanti e garantire acqua richiede azione immediata; recuperare torbiere, foreste e suoli esige diagnosi, specie adatte, controllo delle nuove ignizioni e monitoraggio lungo. Piantare può aiutare, ma non sostituisce il recupero idrologico né rimuove le cause dei roghi.

Il Giappone prepara la prima missione antincendio all’estero in base a un accordo firmato a maggio. Una nave delle Forze di autodifesa è partita da Hiroshima e dovrebbe arrivare in una o due settimane. La missione annunciata prevede circa 600 persone e tre elicotteri CH-47; aumenterà la capacità operativa, ma il risultato dipenderà da luogo e momento dell’impiego.

La valutazione pubblica deve unire focolai attivi, superficie bruciata, PM2,5, visite mediche, interruzioni di scuola e lavoro, acqua disponibile e recidiva territoriale. I valori estremi richiedono protezione urgente, mentre la risposta durevole passa da prevenzione, sorveglianza, applicazione delle regole e gestione dei paesaggi infiammabili. Un sollievo temporaneo non chiude la stagione.