Il progetto idroelettrico Corpus Christi è tornato nell'agenda politica ed energetica di Misiones tre decenni dopo che la popolazione respinse nuove dighe sul Paraná. L'iniziativa sarebbe binazionale fra Argentina e Paraguay e, nella variante Pindo-í, prevede una centrale ad acqua fluente di circa 2.800 megawatt.
Il precedente democratico condiziona ogni avanzamento. Nel referendum vincolante del 14 aprile 1996 votarono 299.420 persone e l'88,63% dei voti validi fu contrario; in seguito il parlamento provinciale vietò nuove dighe sul Paraná nel territorio di Misiones. Anche i promotori ammettono che una decisione politica richiederebbe una nuova consultazione.
La Commissione mista argentino-paraguaiana del Paraná sostiene che il sito Pindo-í, a monte di Corpus Christi, ridurrebbe la superficie allagata rispetto alle opzioni precedenti. I suoi rappresentanti stimano un investimento fra 4,2 e 5 miliardi di dollari e indicano una produzione varie volte superiore alla domanda provinciale, maggiore stabilità della rete e royalties potenziali vicine a 50 milioni di dollari l'anno.
Questi numeri sono proiezioni dei promotori, non risultati di un'opera approvata. Il progetto resta in fase di prefattibilità, non dispone di finanziamento assicurato e dipenderebbe da capitali privati tramite una concessione binazionale. Argentina e Paraguay non hanno inoltre adottato una decisione formale che autorizzi la costruzione.
La principale lacuna riguarda l'informazione ambientale aggiornata. Rispondendo a una richiesta di accesso, il Ministero dell'Ecologia di Misiones ha confermato che non è stata presentata una valutazione d'impatto per Corpus-Pindo-í e che mancano parere tecnico, udienza pubblica e dichiarazione ambientale. Gli studi storici offrono precedenti, ma non sostituiscono la valutazione legale del nuovo disegno.
Esperti e organizzazioni segnalano possibili rischi per zone umide, biodiversità, erosione, qualità dell'acqua e dinamica del Paraná, oltre a effetti sociali e territoriali da misurare prima di qualsiasi voto. Il confronto non deve opporre automaticamente energia e ambiente: richiede dati pubblici, indipendenti e binazionali per confrontare benefici, alternative e costi cumulativi, soprattutto nella Foresta Atlantica.
I prossimi passi reali non sono i lavori, ma la scelta politica se formulare una nuova proposta, una valutazione ambientale e sociale completa, l'esame dei due Paesi e una partecipazione pubblica informata. Senza questo percorso non è possibile verificare la promessa di «impatto minimo» né fondare una decisione legittima su un'infrastruttura di tale scala.