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Ondate di calore marine: una sfida crescente per gli ecosistemi oceanici e la vita marina

Le ondate di calore marine, episodi di temperature oceaniche anormalmente elevate, stanno colpendo con frequenza crescente gli ecosistemi marini a livello globale. Dalla moria di specie chiave alla migrazione di intere popolazioni, questi eventi estremi pongono sfide urgenti per la biodiversità, la pesca e le comunità costiere.

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Le ondate di calore marine sono diventate uno dei fenomeni più preoccupanti per la salute degli oceani. Definite come episodi di temperature oceaniche insolitamente calde che durano cinque giorni o più, questi eventi si stanno verificando con frequenza e intensità senza precedenti in varie regioni del pianeta[reference:119][reference:120].

Il Regno Unito, ad esempio, ha sperimentato tre importanti ondate di calore marine negli ultimi quattro anni, inclusa quella attuale di luglio 2026[reference:121][reference:122]. Questi episodi non sono fenomeni isolati; fanno parte di una tendenza globale legata al cambiamento climatico e al riscaldamento degli oceani, che richiede una comprensione più profonda dei loro impatti e delle strategie per mitigarli.

Gli effetti sulla vita marina sono diversi e spesso devastanti. Le ondate di calore hanno causato la moria di specie chiave come le foreste di kelp, le praterie di fanerogame marine e i coralli[reference:123]. Hanno anche alterato i cicli vitali di mammiferi marini, molluschi e uccelli che dipendono da essi[reference:124]. La migrazione delle specie verso acque più fredde sta rimodellando gli ecosistemi e influenzando le reti trofiche oceaniche[reference:125].

Un esempio di questi cambiamenti è l'aumento dei polpi lungo le coste sud-occidentali dell'Inghilterra, che ha modificato le dinamiche della pesca locale predando granchi e aragoste[reference:126]. Allo stesso modo, è stato osservato uno spostamento verso nord di specie di acque fredde come il merluzzo, con possibili conseguenze per la riproduzione degli uccelli marini e la disponibilità di risorse ittiche[reference:127].

La formazione di fioriture algali nocive è un'altra conseguenza diretta dell'aumento della temperatura del mare. Quando nutrienti, acque calde, luce solare abbondante e condizioni di calma convergono, si creano le condizioni ideali per la crescita esplosiva di microalghe che producono tossine[reference:128]. Queste tossine si accumulano nei molluschi filtratori, rappresentando un rischio per la salute umana e costringendo le autorità a monitorare costantemente le biotossine marine[reference:129].

Di fronte a questo scenario, la comunità scientifica ha identificato quaranta domande prioritarie per far progredire la comprensione dei rischi e delle opportunità associati alle ondate di calore marine[reference:130]. Queste domande riguardano gli effetti sugli ecosistemi, i servizi che sostengono, l'economia blu e la società. L'urgenza di queste ricerche è accentuata se l'attuale ondata di calore si protrae fino ad agosto, quando le acque del Regno Unito raggiungono la loro temperatura stagionale massima, il che potrebbe spingere gli ecosistemi oltre soglie critiche[reference:131].

L'esperienza dell'Australia occidentale, dove il termine "ondata di calore marina" è stato coniato nel 2011, è un promemoria della gravità del problema[reference:132]. Lì, il riscaldamento persistente ha causato la devastazione delle praterie di fanerogame marine e la moria di kelp, coralli, pesci, abaloni, gamberi e granchi[reference:133]. Alcune parti di quell'ecosistema hanno impiegato anni per riprendersi; altre non si sono mai riprese[reference:134]. Questo precedente sottolinea la necessità di implementare misure di gestione tempestive, come strategie di raccolta e quote di cattura, che proteggano le popolazioni riproduttive e i pesci giovani[reference:135].

La protezione degli ecosistemi marini dalle ondate di calore è una sfida complessa che richiede un approccio integrato che combini ricerca scientifica, gestione adattativa e cooperazione internazionale. Fundación Argentina ASE, in linea con il suo impegno per lo sviluppo umano sostenibile, promuove lo studio e la diffusione di questi fenomeni come parte di una strategia più ampia per la preservazione degli ecosistemi e il benessere delle comunità che da essi dipendono.