Santiago del Estero, Salta, Formosa e Chaco hanno perso 40.862 ettari di foreste native nel primo semestre 2026. La stima nasce dal confronto di immagini satellitari realizzato da Greenpeace ed equivale a circa due volte la superficie della Città di Buenos Aires.
La perdita non è uniforme. Santiago del Estero concentra 20.727 ettari, poco più della metà del totale; Salta ne registra 11.960; Formosa 4.375; Chaco 3.800. Salta spicca anche perché il disboscamento è raddoppiato rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il monitoraggio satellitare rileva variazioni della copertura su territori estesi, ma una risposta pubblica efficace richiede un secondo livello di informazioni: quali interventi erano autorizzati, quali hanno interessato aree protette dalla zonizzazione forestale e chi risponde di eventuali violazioni. Senza collegare rilevamento, ispezione e pratica, l'allerta può non diventare prevenzione.
L'organizzazione dubita che le multe fermino i disboscamenti illegali. Hernán Giardini, coordinatore della campagna Foreste, sostiene che alcuni operatori incorporano le sanzioni nei costi o le contestano in tribunale. Servono controlli tempestivi, permessi tracciabili, ripristino del danno, sanzioni proporzionate e finanziamento stabile delle autorità ambientali.
La perdita della foresta del Chaco elimina habitat, frammenta corridoi di biodiversità e indebolisce funzioni che sostengono produzione e comunità. La vegetazione regola acqua e temperatura, protegge il suolo e immagazzina carbonio; rimuoverla può aggravare erosione, siccità e alluvioni e aumentare la pressione sulle comunità indigene e contadine.
Nel 2021 l'Argentina ha sostenuto a Glasgow l'obiettivo politico di fermare e invertire la perdita forestale entro il 2030. I 40.862 ettari non misurano l'intera prestazione nazionale, ma mostrano che gli impegni generali non bastano: occorrono obiettivi provinciali verificabili, bilanci, dati pubblici comparabili e coordinamento federale.
Il prossimo passo decisivo è trasformare il rilevamento in azioni su ogni terreno e in politica preventiva. Pubblicare allarmi, incrociarli con catasti e permessi, ispezionare rapidamente e imporre il ripristino quando necessario consentirebbe di passare dalla conta tardiva dei danni a una gestione che conserva le foreste e ordina la produzione.