Solo il 7,23% dei rifiuti industriali che l'Argentina dovrebbe generare nel 2026 riceverà un trattamento adeguato nel sistema formale, secondo il primo rapporto bimestrale dell'Osservatorio sui rifiuti pericolosi UBA–UNR. La proiezione stima 12,7 milioni di tonnellate annue e circa 917.700 gestite da operatori specializzati. Il restante 92,77% rappresenta una lacuna di trattamento e tracciabilità, non una destinazione finale provata per ogni tonnellata.
Il tasso migliora rispetto al 5,57% stimato per il 2025, ma resta molto basso per la scala industriale del paese. Il rilevamento calcola inoltre 393.130 imprese generatrici attive e soltanto 33.183 che utilizzano servizi specializzati, pari all'8,44%. La differenza tra quota delle imprese e quota dei volumi mostra che inserire i generatori nel sistema conta quanto ampliare capacità di trasporto, recupero, trattamento e smaltimento sicuro.
L'Osservatorio è nato nel 2021 da un accordo tra Università nazionale di Rosario, Facoltà di scienze economiche dell'Università di Buenos Aires e camere Catries e Caitpa. Vuole colmare un vuoto persistente: l'Argentina non dispone di statistiche pubbliche nazionali, omogenee e consolidate su quantità, pericolosità, percorsi e destinazione finale dei rifiuti industriali.
La metodologia rileva ogni mese 37 imprese associate alle due camere, che gestiscono 47 impianti nel paese. I volumi comunicati con questionari anonimi vengono elaborati da un modello statistico per stimare la scala nazionale. La base offre un indicatore periodico prezioso, ma va letta con prudenza: è un'estrapolazione dal circuito formale osservato, non un censimento completo di tutti i generatori, operatori o movimenti.
Non si può nemmeno concludere che ogni materiale fuori dal sistema misurato sia stato abbandonato illegalmente. Una parte può essere riutilizzata in produzione, stoccata, dichiarata secondo altri regimi o non intercettata dal campione. La documentazione insufficiente impedisce però di verificare questi percorsi e lascia rischi reali: scarichi in corsi d'acqua, cave e discariche, combustione, miscela con rifiuti urbani e contaminazione di suolo, aria e falde.
Claudia Kalinec, presidente di Catries, ha affermato che il primo miglioramento non riduce la sfida e ha chiesto più controlli, tracciabilità e generatori formalizzati. Gustavo Solari di Caitpa ha sottolineato l'utilità delle serie per investimenti e tecnologie. Matías De Bueno dell'UNR ha evidenziato i rischi sanitari ed ecologici. Le priorità convergono su registro dei generatori, formulari digitali, controlli su trasporti e destinazioni e rafforzamento degli impianti autorizzati.
Il prossimo passo è trasformare la stima in una politica di dati verificabili. Stato e province dovrebbero pubblicare indicatori confrontabili per giurisdizione, settore, tipo di rifiuto e trattamento e applicare davvero le norme vigenti. I prossimi rapporti diranno se il 7,23% è un miglioramento sostenibile o un'oscillazione. Senza tracciabilità dall'origine alla destinazione, l'Argentina continuerà a non sapere dove finisce gran parte del proprio passivo industriale.