Mendoza discute di nuovo un progetto che vieterebbe il glifosato in tutta la provincia invece di fissare soltanto distanze dalle abitazioni. Promosso da Gustavo Villegas con tre legislatori, resta nella commissione Ambiente della Camera: non è legge e non ha una data di voto.
Il prodotto controlla erbe in aziende, parchi, marciapiedi e canali. I promotori indicano metodi meccanici e formulazioni meno persistenti; gli agricoltori sottolineano costo ed efficacia. Servono scadenze, usi definiti, alternative autorizzate e assistenza per aziende di ogni dimensione.
La salute richiede di distinguere pericolo e rischio. La IARC classifica il glifosato come probabilmente cancerogeno, ma ciò non calcola ogni esposizione. Altre agenzie hanno concluso diversamente considerando dose e uso; dati di INTA, SENASA e studi indipendenti devono essere pubblici.
I problemi ambientali comprendono deriva, ruscellamento, perdita di vegetazione utile alla fauna e resistenze. L'entità dipende da formula, dose, clima e pratica. Una legge credibile deve misurare acqua, suolo, residui alimentari ed esposizione professionale.
I canali irrigui meritano un piano. Il controllo chimico riduce il lavoro ma può spostare residui; una sostituzione brusca può aumentare costi, ostruzioni o altri erbicidi. Il confronto deve includere tossicità, carburante, suolo, efficacia e sicurezza.
Le altre province offrono lezioni, non una soluzione pronta. Mendoza ha colture e vincoli idrici propri. Occorrono autorità, ispezioni, sanzioni, formazione, tutela dei lavoratori e valutazione dei sostituti.
Non è una scelta tra produzione e ambiente, ma come ridurre esposizioni senza trasferire danni o lasciare soli i piccoli produttori. Servono pareri pubblici, partecipazione rurale, costi e indicatori. Per ora è tornato il dibattito, non un divieto in vigore.